Gallipoli

Crepuscolo a Gallipoli

…pronta è la Luna…..

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Crop parte I…

….su richiesta di un amico, quattro righe sull’argomento.

Il crop (“ritaglio” per noi italiani) è, prima di tutto, una tecnica fotografica avente la caratteristica di modificare la porzione di immagine originariamente inquadrata dalla fotocamera. Utilizzata in fase di sviluppo da sempre, con il digitale applicare questa tecnica è diventato immediato e alla portata di tutti.

Prima di affrontare quello che secondo me è il significato principale del termine, però, vorrei parlare dell’altro motivo per cui si sente spesso la parola crop in fotografia….

Il fattore di crop (crop factor)

Con l’introduzione delle fotocamere digitali, si è passati dalla pellicola al sensore di acquisizione, il quale, soprattutto inizialmente, aveva dimensioni ridotte rispetto al fotogramma utilizzato nelle macchine reflex. Quest’ultimo ha dimensioni che vengono prese come riferimento e vengono definitie oggi “pieno formato” (35mm).

Quando una fotocamera ha un sensore con area inferiore a quella del pieno formato, per rapportare l’inquadratura ottenuta al formato pieno si utilizza un numerino: il fattore di crop. Tale numerino non rappresenta il rapporto tra le aree dei sensori, come verrebbe da pensare, ma il rapporto tra le loro diagonali.

Non rappresenta neanche un ingrandimento o una lunghezza focale equivalente, come spesso si trova scritto erroneamente (da un punto di vista formale), seppur comodamente.

Infatti, a parità di lunghezza focale reale dell’obbiettivo, nulla cambia per quanto riguarda le proprietà ottiche e, a parità anche di distanza dal soggetto, nulla cambia per ciò che concerne la prospettiva.

Il crop factor è proprio solo un ritaglio dell’immagine proiettata dalle lenti sul piano su cui è montato il sensore. Tralasciando la risoluzione dell’immagine finale (che dipende dalla densità di pixel), la scena inquadrata da un sensore di dimensione inferiore è esattamente la stessa di quella inquadrata da un sensore full frame, alla quale si applichi un ritaglio avente le stesse proporzioni (aspect ratio) e diagonale di lunghezza inferiore in rapporto al fattore di crop.

Frame
Fattore di crop del sensore APS-C Nikon = 1,5

Dunque perché si sente parlare di ingrandimento, focale equivalente….e perché si ha maggiore profondità di campo con sensori piccoli ?

Essenzialmente, si parla di ingrandimento perché, a parità di distanza dal soggetto ritratto, a causa del ritaglio quest’ultimo risulta occupare un’area maggiore dell’inquadratura nelle foto scattate con sensore di dimensioni inferiori. Ovvero è come se si usasse uno zoom … è come se si utilizzasse una lunghezza focale maggiore. Ma, come spiegato sopra, questa equivalenza è valida solo per quanto concerne l’immagine inquadrata, non per le caratteristiche ottiche. Quella che (per comodità) viene definita focale equivalente (e che, più rigorosamente, andrebbe indicata come inquadratura equivalente) è la focale reale (ottica) della lente moltiplicata per il crop factor.

Per quanto riguarda la profondità di campo, con sensori piccoli essa risulta superiore perché, fissata la focale reale e l’apertura del diaframma, essa dipende dalla distanza dal soggetto inquadrato. Di conseguenza, per fare in modo che (siamo sempre a parità di lunghezza focale reale) il soggetto ritratto occupi un’area dell’inquadratura equivalente a quella di una foto scattata con pieno formato, bisogna allontanarsi fisicamente da esso, aumentando la profondità di campo dell’immagine finale.

Altro effetto: quanto grandi e piacevolmente sfuocate appaiono le cose sullo sfondo della fotografia scattata dipende dall’apertura reale (intesa in mm) del diaframma. L’apertura (relativa) degli obiettivi (quella indicata con f/2.8, f/4, f/5.6, ecc..) è definita come rapporto tra focale reale e diametro del foro del diaframma che fa passare la luce (apertura reale). Quanto più grande è tale foro, tanto più piacevole risulta l’effetto che si ottiene su tutto ciò che nell’immagine è fuori fuoco. Se la lunghezza focale reale (ottica) è inferiore con sensori più piccoli (perché si vuole avere un campo visivo equivalente al pieno formato a parità di distanza dal soggetto inquadrato), il foro del diaframma, a parità di apertura (relativa), sarà più piccolo e, di conseguenza, lo sfuocato di qualità inferiore…..

Riassumendo, con sensori di piccolo formato, per ottenere una foto avente inquadratura equivalente a quella di un pieno formato (a parità di distanza dal soggetto), si ha:

  1. Una focale reale (ottica) necessaria inferiore in rapporto al crop factor. Ad esempio: un APS-C Nikon ha un crop factor di 1.5 circa. Il che significa che, per avere la stessa inquadratura di un obiettivo 50mm su sensore full frame, si deve utilizzare una lente avente lunghezza focale 50mm / 1.5 = 33mm (circa)
  2. Una profondità di campo maggiore, in quanto la lunghezza focale reale è diminuita
  3. A parità di apertura (relativa) dell’obiettivo, una sfocatura e un effetto “ingrandimento” dei dettagli fuori fuoco e dello sfondo meno piacevoli, a causa della minore dimensione del foro del diaframma (apertura fisica). Nell’esempio sopra: immaginando di scattare a f/2.8 per le condizioni di luce, l’apertura fisica del diaframma sul pieno formato è di 50mm / 2.8 = 17.86mm, mentre sull’APS-C è di 33mm / 2.8 = 11.8mm (circa)

A presto.

ooOOooh !

Bellissimo, emozionante, coinvolgente e sconvolgente, dirompente, fantastico, commovente…

Lo stupore di un bambino.

Una delle emozioni per cui vale la pena vivere, uno dei regali preziosi di tuo figlio.

Lo stupore di un anima nuova e pura di fronte alle cose mai viste, alla bellezza, alla magia dell’ignoto.

Lo stupore di un’anima istintivamente predisposta a sentire, provare, farsi attraversare dalla bellezza.

Gli occhi che si aprono, sgranati, la bocca che si dischiude e culmina in un grande sorriso o una risata, le braccia spalancate per raccogliere ed accogliere il mondo. Sentimento puro, ancora incontaminato dal peso dell’esperienza, dalle delusioni, dalle sconfitte, dalle imposizioni, dal brutto che cerca il sporavvento.

Grazie mia piccola stella !

pupi

“Sì, amore, è il mare, è il tramonto!”…..è la bellezza della Natura, di questa Terra che troppo presto trascuriamo, che spesso dimentichiamo. E’ un’esperienza unica, come ogni singolo secondo della nostra esistenza, non si ripeterà più uguale, ma si riproporrà in nuova veste, continuamente, per scatenare l’animo ancora…e ancora….e ancora.

Entra nella bellezza, falla scorrere in te, respira l’aria, senti la vita, come solo tu puoi e come potei io un tempo. Emozionati e ridi felice….per il resto, c’è tempo……

Benvenuta nella Vita, ben atterrata in questo Mondo !

Tramonti al mare…

…non nascondo che mi piacciono molto. Tutte le immagini in questa raccolta sono state scattate con bridge o compatte, tranne una, scattata con iPhone 3G (indovinate quale ? 🙂 ). Non vedo l’ora di mettere sotto torchio la full frame.

Nota: mi piacciono le foto più naturali possibili, quindi nessuna di quelle che vedete qui sono state ritoccate pesantemente in post produzione, ne con HDR ne con fusione di scatti multipli. Sono solo lievemente aggiustate. Non che io abbia qualcosa in contrario all’elaborazione fotografica, solo che, al momento, preferisco gli effetti speciali di mamma Natura 😉

A presto.

Messa a fuoco & ricomposizione…..

….e taratura lenti.

Il famoso focus&recompose e la taratura delle lenti….che connessione c’è tra le due cose ??

Ve lo spiego….. 🙂

L’utilizzo di obiettivi veloci (cioè che consentono di scattare con diaframmi molto aperti), soprattutto su fotocamere reflex, può portare a scatti aventi profondità di campo veramente ridotta, dell’ordine delle decine di millimetri.

Nikkor AF-S 85mm f/1.4

Come accennato in un altro articolo, questo può portare ad avere sorprese poco piacevoli: foto troppo soft o con palesi errori di messa a fuoco.

Questo problema potrebbe indurci, erroneamente, a pensare a difetti di messa a fuoco della macchina, dell’obiettivo o di entrambi.

Il fenomeno si può verificare in molte occasioni, ma quando si mette a fuoco un soggetto (ovviamente con AF singolo, punto centrale, che è solitamente il più accurato) e poi si ricompone l’inquadratura con diaframmi molto aperti (da f/2.8 in giù) e con soggetto vicino o focale lunga, la probabilità che si presenti il problema è molto alta. Può dunque capitare che si dia colpa della cosa all’autofocus, quando, in realtà, non c’entra nulla.

La messa a fuoco avviene su di un piano e la profondità di campo si estende di fronte e oltre il piano per una misura che dipende, come detto, da focale, diaframma e distanza dal soggetto inquadrato.

Quando la profondità di campo è molto ridotta, spostando la fotocamera per re-inquadrare la scena con la messa a fuoco bloccata, si sposta anche il piano di messa a fuoco. Può allora succedere che il punto a fuoco originale non rientri più nella profondità di campo della nuova inquadratura e che, di conseguenza, la foto risulti poco definita o sembri errata.

Forse è più veloce illustrare il concetto con uno schemino:

Focus&Recompose

Nell’immagine, la messa a fuoco originale è sull’occhio del gatto, tipicamente eseguita con il punto AF centrale. Dopo la ricomposizione dell’immagine, si vede che, a causa della limitata profondità di campo, il piano a fuoco si sposta indietro e l’occhio esce dalla zona definita dell’immagine. Foto da buttare, con tutta probabilità.

Se la profondità di campo fosse stata leggermente maggiore, forse l’occhio del gatto sarebbe venuto solo lievemente sfocato, cosa ancora più subdola.

Infatti, nel primo caso, si può essere portati a pensare ad un problema di back focus (ovvero ad un difetto dell’AF, che sposta il piano di messa a fuoco in avanti rispetto alla punto selezionato al momento dello scatto).

Nel secondo caso, si potrebbe pensare che la lente sia troppo morbida, quindi ad un difetto dell’ottica. Come se l’obiettivo non fosse abbastanza definito a diaframmi molto aperti.

Quindi bisogna prestare molta attenzione !

Messa a fuoco con punto AF centrale
Messa a fuoco con punto AF centrale
Ricomposizione dell'immagine con messa a fuoco bloccata dallo scatto precedente
Ricomposizione dell’immagine con messa a fuoco bloccata dallo scatto precedente

Le due immagini sopra le ho realizzate per dimostrare quanto detto. Nella prima c’è la messa a fuoco della molletta (si vede che è perfettamente a fuoco dal crop al 100%) e nella seconda ho reinquadrato senza muovermi, solo ruotando la fotocamera. Si nota chiaramente, non solo al 100%, che nel secondo scatto la molletta è completamente fuori fuoco….

Concludendo, prima di incolpare corpo macchina o obiettivo (oppure noi stessi !) è bene tener presente quanto sopra.

Se poi si continuano a riscontrare problemi di messa a fuoco (front o back focus), piuttosto che scarsa definizione, a quel punto potrebbe essere utile fare qualche test più rigoroso (di cui, magari, parlerò in un prossimo articolo).

Se anche il risultato di questo test confermasse la problematica, allora sarà il caso di far controllare ed eventualmente tarare sia la lente che il corpo macchina. Oppure, nel caso solo un obiettivo presentasse il difetto (quindi imputabile a quella specifica lente) e non fosse troppo marcato, si può pensare di ovviare al problema con la taratura fine dell’autofocus, che molti corpi macchina consentono. Opportunità ancor più valida quando la taratura dell’obiettivo difettoso non fosse più coperta da garanzia e non si avesse l’intenzione di spenderci del denaro….

Per chi fosse interessato, ho preparato un piccolo file Excel (evoluzione di quello proposto in un mio precedente articolo) nel quale si può giocare con l’angolo di rotazione della fotocamera per reinquadrare la scena. Per l’uso generale del file, fate riferimento alla spiegazione che trovate nel vecchio articolo.

Per quanto riguarda il focus&recompose, variando i parametri nel foglio Excel si aggiorna in automatico una rappresentazione dell’immagine inquadrata (in blu) e della zona del piano di messa a fuoco originale che risulta ancora a fuoco (in verde) in seguito a ricomposizione….

Scaricabile qui. Buon divertimento e scrivetemi in caso di dubbi o problemi di funzionamento (le macro vanno attivate, ndr).

A presto.

Il crepuscolo

….anche questo argomento (come qualsiasi altro venga in mente) è già stato trattato e ritrattato più volte, ma come per gli altri articoli ne vorrei parlare come avrei voluto vederlo trattato da altri, senza dover fare troppe ricerche, quasi sempre in lingua anglosassone.

E’ il leitmotiv dei miei brevi discorsi fotografici, quindi cercherò, d’ora in poi, di non ripetere questa introduzione per ogni pubblicazione, promesso ! 😉

Veniamo al dunque. Probabilmente, se state leggendo, è perché vorreste fare degli scatti mattutini, serali o notturni e vi interessa sapere quale orario sia il migliore per ottenere l’effetto desiderato.

Come tutti sappiamo, dal tramonto del sole all’orizzonte al buio completo passano un bel po’ di ore (o viceversa al mattino). Ma quando ci sarà ancora abbastanza luce da distinguere bene le cose ? Quando abbastanza poca da iniziare a vedere le stelle, ma senza avere il buio completo ? Quando un cielo sufficientemente scuro da poter immortalare la Via Lattea ?

Iniziamo con un bellissimo link: The photographer’s Ephemeris

Questa applet è un riferimento per i fotografi. Consente di pianificare posizione e luce per i soggetti di interesse. Fornisce indicazioni su posizione di Sole e Luna alle varie ore del giorno e riporta gli orari di alba e tramonto, oltreché quelli (eccociqua!) del crepuscolo.

Ottimo ! Già……ma quale crepuscolo ? Ce ne sono 3 riportati !

Sono tutti importanti, a seconda della foto che vogliamo fare. Vediamoli meglio.

Crepuscolo civile Inizia (al mattino) o finisce (alla sera) quando il centro del sole è 6° sotto l’orizzonte e termina con il sorgere del sole (al mattino) o inizia con il tramonto (alla sera). C’è ancora luce sufficiente per vedere distintamente le cose e si iniziano a intravedere gli oggetti celesti più luminosi. Quando il cielo non è perfettamente terso, si creano fantastici giochi di colore e le nuvole danno spettacolo. La sera, durante il crepuscolo civile si inizia ad accendere l’illuminazione artificiale.

Foto tratta da internet – crepuscolo civile

Crepuscolo nautico Inizia (al mattino) o finisce (alla sera) quando il centro del sole è 12° sotto l’orizzonte e termina (al mattino) o inizia (alla sera) con il crepuscolo civile. E’ una delle condizioni di luce del cielo che preferisco. Durante questa fase (più precisamente: da qualche minuto prima della fine del crepuscolo civile a qualche minuto prima della fine del crepuscolo nautico), si ha la famosa Blue hour (ora blu), quando si hanno quei fantastici cieli che vanno dall’azzurro inteso al blu profondo. Iniziano a vedersi più stelle, anche se la luminosità del cielo è ancora comparabile a quella dell’illuminazione pubblica (nelle zone più vicine all’orizzonte). Si chiama crepuscolo nautico in quanto è il momento migliore per utilizzare il sestante per l’orientamento nella navigazione, un tempo molto importante. Si possono vedere contemporaneamente, infatti, sia la linea d’orizzonte che le stelle principali.

Foto tratta da internet – esempio di crepuscolo nautico
Cena a Ibiza
Cena a Ibiza – mio scatto

Crepuscolo astronomico Il nome dice tutto. Inizia (al mattino) o finisce (alla sera) quando il centro del sole è 18° sotto l’orizzonte e termina (al mattino) o inizia (alla sera) con il crepuscolo nautico. Il cielo è buio, è il periodo migliore per foto alla Via Lattea o per gli star trails. Ovviamente, in assenza di Luna.

Foto tratta da internet – esempio di crepuscolo astronomico e Via Lattea

Spero, con questo breve articolo, di aver chiarito, in chi legge, in quali momenti del crepuscolo effettuare determinati tipi di foto. Chiaramente, giocando con esposizione, inquadrature, ecc… si possono ottenere i risultati più disparati, ma, in linea di massima, le tre tipologie di luminosità sono ben distinte.

Già che ho parlato di blue hour, un piccolo accenno anche all’atra famosa ora per i fotografi: la golden hour (ora d’oro). E’ quel momento finale della giornata, in cui l’illuminazione solare ha la quella componente dorata bellissima, che satura tutti i colori e rende toni caldi incredibilmente belli. E’ l’ultima ora prima che il sole tramonti all’orizzonte…

...per sempre
Golden hour – mio scatto

A presto.

P.S.: quasi tutte le foto di questo articolo sono prese dalla rete e sono di proprietà dei rispettivi autori. Le utilizzo come ottimi (meglio dei miei 😛 ) esempi di quanto descritto.

La mia proverbiale sfortuna….

Già.

Decido di tornare alla reflex, decido di andare su full frame e parto in quarta. Non senza sacrifici, acquisto una fiammante D610, dopo aver studiato per un bel po’ di tempo le alternative, una delle quali, la Canon EOS 6D, è rimasta in lotta con la Nikon fino all’ultimo.

Parto con il Nikkor 50mm f/1.8, con l’intenzione di usare più lenti fisse possibile e qualche zoom economico per capire le focali che più mi si addicono…

Comincio a scattare….

Fantastico !

…MA

….inizio a notare problemi di messa a fuoco del cinquantino. Mi autocostruisco un set per la taratura delle lenti e, sebbene con una precisione non da laboratorio, noto che ci sono problemi di front focus.

Uffa.

E pazienza, compenso con la regolazione fine dell’AF che la D610 consente, ma non è ottimale per tutte le aperture e per ogni condizione di luce. Pazienza, mi dico…..ma pazienza un casso ! E’ nuova, possibile ?

Il dubbio che il problema di messa a fuoco non sia solo dell’obiettivo mi continua a ronzare nella testa, nel frattempo.

E POI

il colpo di grazia ! Scatto numero 600, f/8, nel cielo noto un alone ! Noooooooooo !

Mi balzano subito alla mente le immagini delle D600 con difetto all’otturatore, la D610 doveva essere la riparazione al danno da parte di Nikon, cerco su internet e…..nooooooooo 😦

Sembra che alcune D610 abbiano un problema simile….

Vuoi che io sia così sfortunato ? Scatto su foglio (quasi) bianco a f/16 con fuoco a infinito ed ecco il risultato (click per ingrandire):

Disastro atomico
Disastro atomico – foto con regolazioni varie per mettere in risalto le macchie

Macchie concentrate in alto a sinistra, di forma circolare, probabilmente di origine liquida….olio ?????

Corro a guardare le foto fatte prima e scopro che alla numero 200, prima uscita fotografica con gli amici, c’è già ben visibile una macchia, nonostante sia solo a f/8.

Ottimo. 😦

Non ho mai cambiato l’obiettivo, solo montato il cinquantino, in casa, con attenzione. Impossibile sia entrato sporco….

Brava Nikon ! >:-(

CILIEGINA SULLA TORTA

La macchina fotografica e l’obiettivo sono import Japan (lo so, però purtroppo i soldi non li fabbrico e la differenza di prezzo è ENORME), Nital non può intervenire, ovviamente. I signori del sito on-line dove l’ho acquistata, a parte qualche affermazione poco chiara, mi hanno sempre servito bene e mi incoraggiano a mandarla al loro centro riparazioni (Dear Camera di Roma).

La faccio breve.

Dear Camera imputa lo sporco sul sensore a non corretto utilizzo da parte mia (quindi non passa in garanzia), mentre riscontra effettivamente il difetto di messa a fuoco sull’obiettivo (che passa in garanzia).

Ora, a parte il nervoso, decido di pagare la pulizia, ma faccio presente al venditore che non concordo sulla diagnosi. Però è la mia parola contro quella di un centro autorizzato.

La macchina la rivoglio indietro e, quindi, pago, ma in situazione diversa mi sarei comportato in altro modo.

Avrei fatto periziare la macchina da LTR a pagamento, per confrontare la diagnosi. Se anche LTR avesse ritenuto lo sporco sul sensore non imputabile a difetto del corpo macchina, avrei tentato la strada del D.Lgs 24 art.1519 bis del 02/02/2002, che, ad un certo punto, recita che sono da ritenersi difetti di conformità anche quelli causati da un’errata installazione da parte del cliente del prodotto acquistato, quando questo preveda un’installazione. Ancora di più quando, come nel mio caso, il prodotto non sia corredato da manuale….

Sarebbe da indagare, ma avendo installato l’obiettivo, sporco penetrato durante l’operazione può essere annoverata tra i problemi di installazione del prodotto ? Secondo me, c’è una buona probabilità che la risposta possa essere considerata affermativa.

Comunque, concludendo, ora aspetto la mia D610, sperando che non si ripresenti il difetto dello sporco sul sensore. Dovesse accadere di nuovo, questa volta le cose andranno in modo diverso (supersgrunt!)….

Però, di cuore, mi auguro tutto si sia risolto così….

A presto !

Aggiornamento del 11/6

La macchina è rientrata.

Il problema di messa a fuoco sembra risolto.

Lo sporco sul sensore è stato pulito……IN PARTE !!! >:-(

Sono rimaste delle macchie in basso a sinistra (nella stessa posizione di prima dell’intervento) e in altre zone. Molte meno, ma il sensore è tutt’altro che pulito.

Complimenti Dear Camera…e ho pure pagato!

Vi risparmio i commenti e le frasi che mi vengono in mente….ora utilizzo per un po’ la fotocamera….poi, vedremo !

Uffa !

Profondità di campo

Nikon D610 - 50mm f/1.8
Nikon D610 – 50mm f/1.8

…tema trattato migliaia di volte, vorrei dedicargli un piccolo articolo, soprattutto perché ho citato la profondità di campo tra i fattori determinanti che mi hanno portato a entrare nuovamente nel mondo reflex (e pieno formato).

Penso tutti conoscano la definizione di profondità di campo o a cosa ci si riferisce, nella pratica, con tale termine. Quindi non mi vorrei perdere in tecnicismi e teorie (per quello inserirò un paio di link interessanti), ma fornire la mia interpretazione di questa caratteristica della fotografia.

La profondità di campo è, per me, una proprietà ottica molto importante, per due ragioni fondamentali:

  • Consente di dare un’idea di tridimensionalità della scena all’osservatore di un immagine altrimenti prettamente bidimensionale
  • Consente di isolare soggetti o dettagli da ciò che hanno intorno
P1020098
Lumix DMC-FZ200 135mm + Canon 500D (Close-Up lens) f/2.8

Sulle fotocamere compatte o bridge, la profondità di campo è molto elevata, troppo elevata 🙂 ! Questo a causa di ottica, sensori piccoli, ecc… Anche nei ritratti, bisogna spingersi a lunghezze focali elevatissime, per sfocare lo sfondo, con bokeh non sempre esaltanti e una compressione dell’immagine (intesa come perdita di profondità) classico effetto dei tele….

Per ottenere macro con ridotta profondità di campo, si devono installare lenti addizionali, tipo la Canon 500D Close-up lens (vedi foto).

Con le fotocamere reflex è tutto un altro mondo. Giocando con la profondità di campo si aprono una miriade di possibilità per creare foto interessanti.

Nikon D610 50mm f/11
Nikon D610 50mm f/11

Con obbiettivi veloci (f/1.4, f/1.8), anche con lunghezze focali standard, si ottengono risultati eccezionali, tanto da poter tranquillamente utilizzare un 35mm anche per ritratti !

E sfuocati interessanti si ottengono anche con diaframmi chiusi (vedi foto qui a fianco).

Per tutto quanto detto, penso sia importante padroneggiare l’argomento, in modo da sfruttare questa peculiarità ottica al meglio, anche quando, magari, si ha poco tempo per scattare.

Volendo approfondire a livello teorico, tra i siti che trattano dell’argomento vorrei segnalarvi il mio preferito: http://www.cambridgeincolour.com/tutorials/depth-of-field.htm (in inglese; contiene, tra l’altro, molti altri articoli sulla fotografia), questo sito: http://www.thewave.info/DOF/DOF.html (che contiene numerosi link) e il sito Nikon School: https://www.nikonschool.it/experience/geometrie.php (in italiano).

Ci potete trovare formule e applet, come anche su http://www.dofmaster.com/dofjs.html

Non può poi mancare wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Depth_of_field

Per concludere, ho creato un mio piccolo file Excel , che si può scaricare qui per chi fosse interessato. Oltre a calcolare la profondità di campo, fornisce alcune altre informazioni.

Un paio di indicazioni per il suo utilizzo (vanno ovviamene attivate le macro).

Il file Excel contiene un (banale) strumento per farsi un’idea di che panorama (inteso come insieme di foto orizzontali e verticali) serve scattare per raggiungere il campo visivo di un’ottica di riferimento (anche montata su sensori diversi). Tendenzialmente vanno riempiti i soli campi in verde, ma possono essere modificate anche le dimensioni del sensore, il nome della macchina, ecc….

Per quanto riguarda la profondità di campo, vanno sempre inseriti i dati nelle celle verdi; per il circolo di confusione: potete trovare informazioni su cos’è e perché si usa ai link che vi ho indicato, ma, alla fine, basta sapere che si utilizza lo standard 0.03mm per il pieno formato, 0.02mm per l’APS-C Nikon e 0.019mm per l’APS-C Canon.

Nikon D610 50mm f/1.8
Nikon D610 50mm f/1.8

Nel file c’è anche l’indicazione dell’iperfocale (distanza di messa a fuoco minima per la quale tutto ciò che è più lontano del soggetto risulta a fuoco), la distanza dalla quale quanto inquadrato risulta a fuoco (limite vicino; mettendo a fuoco alla distanza dell’iperfocale questo limite è pari alla metà dell’iperfocale stessa), la distanza fino a cui quanto inquadrato risulta a fuoco (limite lontano; mettendo a fuoco dall’iperfocale in poi questo limite è l’infinito), la distribuzione percentuale anteriore/posteriore della profondità di campo e la dimensione effettiva del campo inquadrato. Quest’ultima indicazione risulta utile per sapere, ad esempio, dato l’obiettivo a che distanza ci si deve porre per far rientrare nell’inquadratura un oggetto dalle dimensioni note.

Un’avvertenza finale: c’è sempre da tenere ben presente che la messa a fuoco avviene su di un piano. Di conseguenza, spostare la fotocamera dopo aver messo a fuoco, per ricomporre, può portare a sorprese poco piacevoli….ma lo vedremo in un prossimo articolo 😉 !

A presto.

P.S. tutte le immagini sono miei scatti. Clickando si aprono a dimensione maggiore…

Arte e tecnica fotografica