Da reflex a bridge…..e ritorno

Una mini-storia, estrema sintesi, della mia esperienza con le fotocamere.

Le mie primissime foto risalgono a parecchia anni fa, quando esistevano le compatte Agfa e Kodak (rigorosamente ed esclusivamente a pellicola) delle quali spesso i genitori dotavano i figli che andavano alle gite scolastiche più “importanti”.

Dopo quel periodo, in cui si scattava spesso anche solo ad un sentiero (bastava che fossero immagini che carpivano in qualche modo l’attenzione), passai a foto più “serie”, per le quali venni dotato da mio padre della preziosissima compatta di famiglia. Una fotocamera scuola, di quelle rigorosamente manuali, obiettivo 50mm fisso ed esposimetro a lancetta (che si faceva prima ad occhio, una volta presa la mano).

Era la mitica Voigtländer Vitoret DR

Quante soddisfazioni e che scuola con questa piccolina !

Scattavo soprattutto negativi, inizialmente. Poi, man mano che cresceva l’esperienza, passai alle diapositive, in modo da non dipendere troppo dalla stampa, soprattutto per quanto riguarda contrasto e colori.

La mia prima macchina fotografica “seria” arrivò un bel po’ di anni dopo, finalmente acquistata con le mie finanze. Dopo qualche ragionamento sulla marca (all’epoca presi in considerazione Contax, Nikon, Canon e Pentax), mi decisi e acquistai una fiammante Nikon F80, con i due zoom sacri: 24-70mm f/2.8 e 70-200mm f/2.8.

Era quello che potevo permettermi, anche se lasciai il cuore sulla Contax 167MT.

Comunque, mi feci delle ottiche di tutto rispetto, che, se ci penso ora, mi mangio le mani ad averle date via.

Scattai migliaia di foto, 99% diapo, finché gli impegni iniziarono ad aumentare, i viaggi erano sempre più in compagnia e le valigie sempre più numerose.

Iniziò a diventare un problema portarsi dietro tutto il corredo fotografico, che aveva il suo bel peso e ingombro, e iniziò a farsi sentire anche la spesa per lo sviluppo dei sempre più numerosi scatti…

Stiamo parlando di circa 15 anni fa. Iniziavano ad affermarsi le prime fotocamere digitali.

Fu così che, per i motivi di cui sopra e per la mia sempre viva curiosità tecnica, decisi di vendere tutto e passare ad una compatta digitale, una bridge….la mia prima bridge.

Si trattava della Nikon Coolpix 5700, che aveva un prezzo esagerato, per la macchina che è (alla luce della tecnologia odierna), ma che all’epoca era una valida fotocamera.

Non mi sembrava vero….scattare all’infinito (compact flash permettendo), vedere l’immagine finale già nel mirino, avere uno zoom equivalente a 7kg di vetri per la reflex in 512 grammi (ovviamente non sto parlando di qualità, ma di “inquadratura”), schermo LCD posteriore orientabile, ecc, ecc….

Per anni ho scattato con questa compatta, che mi ha dato numerose soddisfazioni, anche in stampa (fino a 20×30).

Poi si cresce e si diventa più esigenti :-). Gli anni della fotocamera si fanno sentire e iniziano a diventare sempre meno tollerabili i difetti, il peggiore dei quali è la lentezza: in tutto, dalla messa a fuoco al tempo scatto-scatto.

Decisi così di progredire e iniziai ad acquistare delle compattine tascabili da viaggio, che già avevano prestazioni migliori della 5700, ma che non potevano scattare in RAW e non avevano un corpo simile ad una reflex.

Finché, nel 2013, ho trovato la bridge definitiva (per me, ovviamente). La grandissima Panasonic Lumix DMC-FZ200.

Di questa piccola grande bridge posso dire solo bene. Ottica Leica (e si vede, checché ne dicano i detrattori), zoom fantastico e veloce 25-600mm f/2.8 (35mm equi.), ottima definizione, velocità da reflex entry level nella messa a fuoco e scatto-scatto, AF preciso, ecc….

Ci ho fatto fantastiche foto e, anche per quanto concerne il rumore del sensore, non ho mai avuto problemi, almeno fino ad ISO 800. Ma, magari, il tema bridge lo tratterò più approfonditamente in un altro breve articolo…

E quindi ? Tutto perfetto !

Più o meno….

Come al solito si va avanti, si migliora e capita che le tue foto inizino a piacere ed inizi ad esserci la necessità di stampare a dimensioni notevoli. Poi capita di voler usare diaframmi chiusi per foto particolari e non poter salire sopra f/8. Oppure di volere quei bei grandangoli deformanti da effetti speciali. E poi….la profondità di campo.

La cosa che più manca alle fotocamere con sensore piccolo è la (ridotta) profondità di campo, che fornisce alle foto quell’aspetto da foto “vera”.

Mi ero detto che se mai fossi passato ad una reflex digitale, questa doveva essere esclusivamente una full frame. E le full frame sono arrivate. Ma erano care, troppo care per un non-fotografo di professione. E poi gli anni passano e sono arrivate le full frame entry level.

Già.

E così, dopo oltre 15 anni, il passo: Nikon D610 (in onore dei vecchi tempi, anche se la Canon EOS 6D mi ha sfrucugliato fino all’ultimo). Reflex again e full frame (fa quasi rima 🙂 ). Ora si capisce perché prima ho scritto che mi mangiavo le mani ad aver dato via gli obiettivi che avevo con l’F80……certo che mai avrei pensato, un giorno, di avere tra le mani una digitale pieno formato.

Ora, comunque, c’è. Sono tornato alla reflex e sono tornato nikonista. L’utilizzo….è come andare in bicicletta, una volta imparato non si scorda mai. Sono solo un po’ arrugginito con esposizione e messa a fuoco/composizione, abituato al mirino elettronico e all’immensa (in confronto) profondità di campo, ma recupero in fretta….

A presto.

Ciao a tutti !!

Benvenuti nel mio blog.

Questo vuole essere uno spazio dedicato a discussioni e disquisizioni riguardo alla fotografia, sia tecniche che “filosofiche”. E vuole anche essere uno spazio dove io possa pubblicare le mie immagini e condividere esperienze, trucchi e consigli con chiunque voglia partecipare.

Buona lettura e a presto !

Efrem

Arte e tecnica fotografica