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Crop parte I…

….su richiesta di un amico, quattro righe sull’argomento.

Il crop (“ritaglio” per noi italiani) è, prima di tutto, una tecnica fotografica avente la caratteristica di modificare la porzione di immagine originariamente inquadrata dalla fotocamera. Utilizzata in fase di sviluppo da sempre, con il digitale applicare questa tecnica è diventato immediato e alla portata di tutti.

Prima di affrontare quello che secondo me è il significato principale del termine, però, vorrei parlare dell’altro motivo per cui si sente spesso la parola crop in fotografia….

Il fattore di crop (crop factor)

Con l’introduzione delle fotocamere digitali, si è passati dalla pellicola al sensore di acquisizione, il quale, soprattutto inizialmente, aveva dimensioni ridotte rispetto al fotogramma utilizzato nelle macchine reflex. Quest’ultimo ha dimensioni che vengono prese come riferimento e vengono definitie oggi “pieno formato” (35mm).

Quando una fotocamera ha un sensore con area inferiore a quella del pieno formato, per rapportare l’inquadratura ottenuta al formato pieno si utilizza un numerino: il fattore di crop. Tale numerino non rappresenta il rapporto tra le aree dei sensori, come verrebbe da pensare, ma il rapporto tra le loro diagonali.

Non rappresenta neanche un ingrandimento o una lunghezza focale equivalente, come spesso si trova scritto erroneamente (da un punto di vista formale), seppur comodamente.

Infatti, a parità di lunghezza focale reale dell’obbiettivo, nulla cambia per quanto riguarda le proprietà ottiche e, a parità anche di distanza dal soggetto, nulla cambia per ciò che concerne la prospettiva.

Il crop factor è proprio solo un ritaglio dell’immagine proiettata dalle lenti sul piano su cui è montato il sensore. Tralasciando la risoluzione dell’immagine finale (che dipende dalla densità di pixel), la scena inquadrata da un sensore di dimensione inferiore è esattamente la stessa di quella inquadrata da un sensore full frame, alla quale si applichi un ritaglio avente le stesse proporzioni (aspect ratio) e diagonale di lunghezza inferiore in rapporto al fattore di crop.

Frame
Fattore di crop del sensore APS-C Nikon = 1,5

Dunque perché si sente parlare di ingrandimento, focale equivalente….e perché si ha maggiore profondità di campo con sensori piccoli ?

Essenzialmente, si parla di ingrandimento perché, a parità di distanza dal soggetto ritratto, a causa del ritaglio quest’ultimo risulta occupare un’area maggiore dell’inquadratura nelle foto scattate con sensore di dimensioni inferiori. Ovvero è come se si usasse uno zoom … è come se si utilizzasse una lunghezza focale maggiore. Ma, come spiegato sopra, questa equivalenza è valida solo per quanto concerne l’immagine inquadrata, non per le caratteristiche ottiche. Quella che (per comodità) viene definita focale equivalente (e che, più rigorosamente, andrebbe indicata come inquadratura equivalente) è la focale reale (ottica) della lente moltiplicata per il crop factor.

Per quanto riguarda la profondità di campo, con sensori piccoli essa risulta superiore perché, fissata la focale reale e l’apertura del diaframma, essa dipende dalla distanza dal soggetto inquadrato. Di conseguenza, per fare in modo che (siamo sempre a parità di lunghezza focale reale) il soggetto ritratto occupi un’area dell’inquadratura equivalente a quella di una foto scattata con pieno formato, bisogna allontanarsi fisicamente da esso, aumentando la profondità di campo dell’immagine finale.

Altro effetto: quanto grandi e piacevolmente sfuocate appaiono le cose sullo sfondo della fotografia scattata dipende dall’apertura reale (intesa in mm) del diaframma. L’apertura (relativa) degli obiettivi (quella indicata con f/2.8, f/4, f/5.6, ecc..) è definita come rapporto tra focale reale e diametro del foro del diaframma che fa passare la luce (apertura reale). Quanto più grande è tale foro, tanto più piacevole risulta l’effetto che si ottiene su tutto ciò che nell’immagine è fuori fuoco. Se la lunghezza focale reale (ottica) è inferiore con sensori più piccoli (perché si vuole avere un campo visivo equivalente al pieno formato a parità di distanza dal soggetto inquadrato), il foro del diaframma, a parità di apertura (relativa), sarà più piccolo e, di conseguenza, lo sfuocato di qualità inferiore…..

Riassumendo, con sensori di piccolo formato, per ottenere una foto avente inquadratura equivalente a quella di un pieno formato (a parità di distanza dal soggetto), si ha:

  1. Una focale reale (ottica) necessaria inferiore in rapporto al crop factor. Ad esempio: un APS-C Nikon ha un crop factor di 1.5 circa. Il che significa che, per avere la stessa inquadratura di un obiettivo 50mm su sensore full frame, si deve utilizzare una lente avente lunghezza focale 50mm / 1.5 = 33mm (circa)
  2. Una profondità di campo maggiore, in quanto la lunghezza focale reale è diminuita
  3. A parità di apertura (relativa) dell’obiettivo, una sfocatura e un effetto “ingrandimento” dei dettagli fuori fuoco e dello sfondo meno piacevoli, a causa della minore dimensione del foro del diaframma (apertura fisica). Nell’esempio sopra: immaginando di scattare a f/2.8 per le condizioni di luce, l’apertura fisica del diaframma sul pieno formato è di 50mm / 2.8 = 17.86mm, mentre sull’APS-C è di 33mm / 2.8 = 11.8mm (circa)

A presto.

La mia proverbiale sfortuna….

Già.

Decido di tornare alla reflex, decido di andare su full frame e parto in quarta. Non senza sacrifici, acquisto una fiammante D610, dopo aver studiato per un bel po’ di tempo le alternative, una delle quali, la Canon EOS 6D, è rimasta in lotta con la Nikon fino all’ultimo.

Parto con il Nikkor 50mm f/1.8, con l’intenzione di usare più lenti fisse possibile e qualche zoom economico per capire le focali che più mi si addicono…

Comincio a scattare….

Fantastico !

…MA

….inizio a notare problemi di messa a fuoco del cinquantino. Mi autocostruisco un set per la taratura delle lenti e, sebbene con una precisione non da laboratorio, noto che ci sono problemi di front focus.

Uffa.

E pazienza, compenso con la regolazione fine dell’AF che la D610 consente, ma non è ottimale per tutte le aperture e per ogni condizione di luce. Pazienza, mi dico…..ma pazienza un casso ! E’ nuova, possibile ?

Il dubbio che il problema di messa a fuoco non sia solo dell’obiettivo mi continua a ronzare nella testa, nel frattempo.

E POI

il colpo di grazia ! Scatto numero 600, f/8, nel cielo noto un alone ! Noooooooooo !

Mi balzano subito alla mente le immagini delle D600 con difetto all’otturatore, la D610 doveva essere la riparazione al danno da parte di Nikon, cerco su internet e…..nooooooooo 😦

Sembra che alcune D610 abbiano un problema simile….

Vuoi che io sia così sfortunato ? Scatto su foglio (quasi) bianco a f/16 con fuoco a infinito ed ecco il risultato (click per ingrandire):

Disastro atomico
Disastro atomico – foto con regolazioni varie per mettere in risalto le macchie

Macchie concentrate in alto a sinistra, di forma circolare, probabilmente di origine liquida….olio ?????

Corro a guardare le foto fatte prima e scopro che alla numero 200, prima uscita fotografica con gli amici, c’è già ben visibile una macchia, nonostante sia solo a f/8.

Ottimo. 😦

Non ho mai cambiato l’obiettivo, solo montato il cinquantino, in casa, con attenzione. Impossibile sia entrato sporco….

Brava Nikon ! >:-(

CILIEGINA SULLA TORTA

La macchina fotografica e l’obiettivo sono import Japan (lo so, però purtroppo i soldi non li fabbrico e la differenza di prezzo è ENORME), Nital non può intervenire, ovviamente. I signori del sito on-line dove l’ho acquistata, a parte qualche affermazione poco chiara, mi hanno sempre servito bene e mi incoraggiano a mandarla al loro centro riparazioni (Dear Camera di Roma).

La faccio breve.

Dear Camera imputa lo sporco sul sensore a non corretto utilizzo da parte mia (quindi non passa in garanzia), mentre riscontra effettivamente il difetto di messa a fuoco sull’obiettivo (che passa in garanzia).

Ora, a parte il nervoso, decido di pagare la pulizia, ma faccio presente al venditore che non concordo sulla diagnosi. Però è la mia parola contro quella di un centro autorizzato.

La macchina la rivoglio indietro e, quindi, pago, ma in situazione diversa mi sarei comportato in altro modo.

Avrei fatto periziare la macchina da LTR a pagamento, per confrontare la diagnosi. Se anche LTR avesse ritenuto lo sporco sul sensore non imputabile a difetto del corpo macchina, avrei tentato la strada del D.Lgs 24 art.1519 bis del 02/02/2002, che, ad un certo punto, recita che sono da ritenersi difetti di conformità anche quelli causati da un’errata installazione da parte del cliente del prodotto acquistato, quando questo preveda un’installazione. Ancora di più quando, come nel mio caso, il prodotto non sia corredato da manuale….

Sarebbe da indagare, ma avendo installato l’obiettivo, sporco penetrato durante l’operazione può essere annoverata tra i problemi di installazione del prodotto ? Secondo me, c’è una buona probabilità che la risposta possa essere considerata affermativa.

Comunque, concludendo, ora aspetto la mia D610, sperando che non si ripresenti il difetto dello sporco sul sensore. Dovesse accadere di nuovo, questa volta le cose andranno in modo diverso (supersgrunt!)….

Però, di cuore, mi auguro tutto si sia risolto così….

A presto !

Aggiornamento del 11/6

La macchina è rientrata.

Il problema di messa a fuoco sembra risolto.

Lo sporco sul sensore è stato pulito……IN PARTE !!! >:-(

Sono rimaste delle macchie in basso a sinistra (nella stessa posizione di prima dell’intervento) e in altre zone. Molte meno, ma il sensore è tutt’altro che pulito.

Complimenti Dear Camera…e ho pure pagato!

Vi risparmio i commenti e le frasi che mi vengono in mente….ora utilizzo per un po’ la fotocamera….poi, vedremo !

Uffa !

Profondità di campo

Nikon D610 - 50mm f/1.8
Nikon D610 – 50mm f/1.8

…tema trattato migliaia di volte, vorrei dedicargli un piccolo articolo, soprattutto perché ho citato la profondità di campo tra i fattori determinanti che mi hanno portato a entrare nuovamente nel mondo reflex (e pieno formato).

Penso tutti conoscano la definizione di profondità di campo o a cosa ci si riferisce, nella pratica, con tale termine. Quindi non mi vorrei perdere in tecnicismi e teorie (per quello inserirò un paio di link interessanti), ma fornire la mia interpretazione di questa caratteristica della fotografia.

La profondità di campo è, per me, una proprietà ottica molto importante, per due ragioni fondamentali:

  • Consente di dare un’idea di tridimensionalità della scena all’osservatore di un immagine altrimenti prettamente bidimensionale
  • Consente di isolare soggetti o dettagli da ciò che hanno intorno
P1020098
Lumix DMC-FZ200 135mm + Canon 500D (Close-Up lens) f/2.8

Sulle fotocamere compatte o bridge, la profondità di campo è molto elevata, troppo elevata 🙂 ! Questo a causa di ottica, sensori piccoli, ecc… Anche nei ritratti, bisogna spingersi a lunghezze focali elevatissime, per sfocare lo sfondo, con bokeh non sempre esaltanti e una compressione dell’immagine (intesa come perdita di profondità) classico effetto dei tele….

Per ottenere macro con ridotta profondità di campo, si devono installare lenti addizionali, tipo la Canon 500D Close-up lens (vedi foto).

Con le fotocamere reflex è tutto un altro mondo. Giocando con la profondità di campo si aprono una miriade di possibilità per creare foto interessanti.

Nikon D610 50mm f/11
Nikon D610 50mm f/11

Con obbiettivi veloci (f/1.4, f/1.8), anche con lunghezze focali standard, si ottengono risultati eccezionali, tanto da poter tranquillamente utilizzare un 35mm anche per ritratti !

E sfuocati interessanti si ottengono anche con diaframmi chiusi (vedi foto qui a fianco).

Per tutto quanto detto, penso sia importante padroneggiare l’argomento, in modo da sfruttare questa peculiarità ottica al meglio, anche quando, magari, si ha poco tempo per scattare.

Volendo approfondire a livello teorico, tra i siti che trattano dell’argomento vorrei segnalarvi il mio preferito: http://www.cambridgeincolour.com/tutorials/depth-of-field.htm (in inglese; contiene, tra l’altro, molti altri articoli sulla fotografia), questo sito: http://www.thewave.info/DOF/DOF.html (che contiene numerosi link) e il sito Nikon School: https://www.nikonschool.it/experience/geometrie.php (in italiano).

Ci potete trovare formule e applet, come anche su http://www.dofmaster.com/dofjs.html

Non può poi mancare wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Depth_of_field

Per concludere, ho creato un mio piccolo file Excel , che si può scaricare qui per chi fosse interessato. Oltre a calcolare la profondità di campo, fornisce alcune altre informazioni.

Un paio di indicazioni per il suo utilizzo (vanno ovviamene attivate le macro).

Il file Excel contiene un (banale) strumento per farsi un’idea di che panorama (inteso come insieme di foto orizzontali e verticali) serve scattare per raggiungere il campo visivo di un’ottica di riferimento (anche montata su sensori diversi). Tendenzialmente vanno riempiti i soli campi in verde, ma possono essere modificate anche le dimensioni del sensore, il nome della macchina, ecc….

Per quanto riguarda la profondità di campo, vanno sempre inseriti i dati nelle celle verdi; per il circolo di confusione: potete trovare informazioni su cos’è e perché si usa ai link che vi ho indicato, ma, alla fine, basta sapere che si utilizza lo standard 0.03mm per il pieno formato, 0.02mm per l’APS-C Nikon e 0.019mm per l’APS-C Canon.

Nikon D610 50mm f/1.8
Nikon D610 50mm f/1.8

Nel file c’è anche l’indicazione dell’iperfocale (distanza di messa a fuoco minima per la quale tutto ciò che è più lontano del soggetto risulta a fuoco), la distanza dalla quale quanto inquadrato risulta a fuoco (limite vicino; mettendo a fuoco alla distanza dell’iperfocale questo limite è pari alla metà dell’iperfocale stessa), la distanza fino a cui quanto inquadrato risulta a fuoco (limite lontano; mettendo a fuoco dall’iperfocale in poi questo limite è l’infinito), la distribuzione percentuale anteriore/posteriore della profondità di campo e la dimensione effettiva del campo inquadrato. Quest’ultima indicazione risulta utile per sapere, ad esempio, dato l’obiettivo a che distanza ci si deve porre per far rientrare nell’inquadratura un oggetto dalle dimensioni note.

Un’avvertenza finale: c’è sempre da tenere ben presente che la messa a fuoco avviene su di un piano. Di conseguenza, spostare la fotocamera dopo aver messo a fuoco, per ricomporre, può portare a sorprese poco piacevoli….ma lo vedremo in un prossimo articolo 😉 !

A presto.

P.S. tutte le immagini sono miei scatti. Clickando si aprono a dimensione maggiore…