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Tramonti al mare…

…non nascondo che mi piacciono molto. Tutte le immagini in questa raccolta sono state scattate con bridge o compatte, tranne una, scattata con iPhone 3G (indovinate quale ? 🙂 ). Non vedo l’ora di mettere sotto torchio la full frame.

Nota: mi piacciono le foto più naturali possibili, quindi nessuna di quelle che vedete qui sono state ritoccate pesantemente in post produzione, ne con HDR ne con fusione di scatti multipli. Sono solo lievemente aggiustate. Non che io abbia qualcosa in contrario all’elaborazione fotografica, solo che, al momento, preferisco gli effetti speciali di mamma Natura 😉

A presto.

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Profondità di campo

Nikon D610 - 50mm f/1.8
Nikon D610 – 50mm f/1.8

…tema trattato migliaia di volte, vorrei dedicargli un piccolo articolo, soprattutto perché ho citato la profondità di campo tra i fattori determinanti che mi hanno portato a entrare nuovamente nel mondo reflex (e pieno formato).

Penso tutti conoscano la definizione di profondità di campo o a cosa ci si riferisce, nella pratica, con tale termine. Quindi non mi vorrei perdere in tecnicismi e teorie (per quello inserirò un paio di link interessanti), ma fornire la mia interpretazione di questa caratteristica della fotografia.

La profondità di campo è, per me, una proprietà ottica molto importante, per due ragioni fondamentali:

  • Consente di dare un’idea di tridimensionalità della scena all’osservatore di un immagine altrimenti prettamente bidimensionale
  • Consente di isolare soggetti o dettagli da ciò che hanno intorno
P1020098
Lumix DMC-FZ200 135mm + Canon 500D (Close-Up lens) f/2.8

Sulle fotocamere compatte o bridge, la profondità di campo è molto elevata, troppo elevata 🙂 ! Questo a causa di ottica, sensori piccoli, ecc… Anche nei ritratti, bisogna spingersi a lunghezze focali elevatissime, per sfocare lo sfondo, con bokeh non sempre esaltanti e una compressione dell’immagine (intesa come perdita di profondità) classico effetto dei tele….

Per ottenere macro con ridotta profondità di campo, si devono installare lenti addizionali, tipo la Canon 500D Close-up lens (vedi foto).

Con le fotocamere reflex è tutto un altro mondo. Giocando con la profondità di campo si aprono una miriade di possibilità per creare foto interessanti.

Nikon D610 50mm f/11
Nikon D610 50mm f/11

Con obbiettivi veloci (f/1.4, f/1.8), anche con lunghezze focali standard, si ottengono risultati eccezionali, tanto da poter tranquillamente utilizzare un 35mm anche per ritratti !

E sfuocati interessanti si ottengono anche con diaframmi chiusi (vedi foto qui a fianco).

Per tutto quanto detto, penso sia importante padroneggiare l’argomento, in modo da sfruttare questa peculiarità ottica al meglio, anche quando, magari, si ha poco tempo per scattare.

Volendo approfondire a livello teorico, tra i siti che trattano dell’argomento vorrei segnalarvi il mio preferito: http://www.cambridgeincolour.com/tutorials/depth-of-field.htm (in inglese; contiene, tra l’altro, molti altri articoli sulla fotografia), questo sito: http://www.thewave.info/DOF/DOF.html (che contiene numerosi link) e il sito Nikon School: https://www.nikonschool.it/experience/geometrie.php (in italiano).

Ci potete trovare formule e applet, come anche su http://www.dofmaster.com/dofjs.html

Non può poi mancare wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Depth_of_field

Per concludere, ho creato un mio piccolo file Excel , che si può scaricare qui per chi fosse interessato. Oltre a calcolare la profondità di campo, fornisce alcune altre informazioni.

Un paio di indicazioni per il suo utilizzo (vanno ovviamene attivate le macro).

Il file Excel contiene un (banale) strumento per farsi un’idea di che panorama (inteso come insieme di foto orizzontali e verticali) serve scattare per raggiungere il campo visivo di un’ottica di riferimento (anche montata su sensori diversi). Tendenzialmente vanno riempiti i soli campi in verde, ma possono essere modificate anche le dimensioni del sensore, il nome della macchina, ecc….

Per quanto riguarda la profondità di campo, vanno sempre inseriti i dati nelle celle verdi; per il circolo di confusione: potete trovare informazioni su cos’è e perché si usa ai link che vi ho indicato, ma, alla fine, basta sapere che si utilizza lo standard 0.03mm per il pieno formato, 0.02mm per l’APS-C Nikon e 0.019mm per l’APS-C Canon.

Nikon D610 50mm f/1.8
Nikon D610 50mm f/1.8

Nel file c’è anche l’indicazione dell’iperfocale (distanza di messa a fuoco minima per la quale tutto ciò che è più lontano del soggetto risulta a fuoco), la distanza dalla quale quanto inquadrato risulta a fuoco (limite vicino; mettendo a fuoco alla distanza dell’iperfocale questo limite è pari alla metà dell’iperfocale stessa), la distanza fino a cui quanto inquadrato risulta a fuoco (limite lontano; mettendo a fuoco dall’iperfocale in poi questo limite è l’infinito), la distribuzione percentuale anteriore/posteriore della profondità di campo e la dimensione effettiva del campo inquadrato. Quest’ultima indicazione risulta utile per sapere, ad esempio, dato l’obiettivo a che distanza ci si deve porre per far rientrare nell’inquadratura un oggetto dalle dimensioni note.

Un’avvertenza finale: c’è sempre da tenere ben presente che la messa a fuoco avviene su di un piano. Di conseguenza, spostare la fotocamera dopo aver messo a fuoco, per ricomporre, può portare a sorprese poco piacevoli….ma lo vedremo in un prossimo articolo 😉 !

A presto.

P.S. tutte le immagini sono miei scatti. Clickando si aprono a dimensione maggiore…

Da reflex a bridge…..e ritorno

Una mini-storia, estrema sintesi, della mia esperienza con le fotocamere.

Le mie primissime foto risalgono a parecchia anni fa, quando esistevano le compatte Agfa e Kodak (rigorosamente ed esclusivamente a pellicola) delle quali spesso i genitori dotavano i figli che andavano alle gite scolastiche più “importanti”.

Dopo quel periodo, in cui si scattava spesso anche solo ad un sentiero (bastava che fossero immagini che carpivano in qualche modo l’attenzione), passai a foto più “serie”, per le quali venni dotato da mio padre della preziosissima compatta di famiglia. Una fotocamera scuola, di quelle rigorosamente manuali, obiettivo 50mm fisso ed esposimetro a lancetta (che si faceva prima ad occhio, una volta presa la mano).

Era la mitica Voigtländer Vitoret DR

Quante soddisfazioni e che scuola con questa piccolina !

Scattavo soprattutto negativi, inizialmente. Poi, man mano che cresceva l’esperienza, passai alle diapositive, in modo da non dipendere troppo dalla stampa, soprattutto per quanto riguarda contrasto e colori.

La mia prima macchina fotografica “seria” arrivò un bel po’ di anni dopo, finalmente acquistata con le mie finanze. Dopo qualche ragionamento sulla marca (all’epoca presi in considerazione Contax, Nikon, Canon e Pentax), mi decisi e acquistai una fiammante Nikon F80, con i due zoom sacri: 24-70mm f/2.8 e 70-200mm f/2.8.

Era quello che potevo permettermi, anche se lasciai il cuore sulla Contax 167MT.

Comunque, mi feci delle ottiche di tutto rispetto, che, se ci penso ora, mi mangio le mani ad averle date via.

Scattai migliaia di foto, 99% diapo, finché gli impegni iniziarono ad aumentare, i viaggi erano sempre più in compagnia e le valigie sempre più numerose.

Iniziò a diventare un problema portarsi dietro tutto il corredo fotografico, che aveva il suo bel peso e ingombro, e iniziò a farsi sentire anche la spesa per lo sviluppo dei sempre più numerosi scatti…

Stiamo parlando di circa 15 anni fa. Iniziavano ad affermarsi le prime fotocamere digitali.

Fu così che, per i motivi di cui sopra e per la mia sempre viva curiosità tecnica, decisi di vendere tutto e passare ad una compatta digitale, una bridge….la mia prima bridge.

Si trattava della Nikon Coolpix 5700, che aveva un prezzo esagerato, per la macchina che è (alla luce della tecnologia odierna), ma che all’epoca era una valida fotocamera.

Non mi sembrava vero….scattare all’infinito (compact flash permettendo), vedere l’immagine finale già nel mirino, avere uno zoom equivalente a 7kg di vetri per la reflex in 512 grammi (ovviamente non sto parlando di qualità, ma di “inquadratura”), schermo LCD posteriore orientabile, ecc, ecc….

Per anni ho scattato con questa compatta, che mi ha dato numerose soddisfazioni, anche in stampa (fino a 20×30).

Poi si cresce e si diventa più esigenti :-). Gli anni della fotocamera si fanno sentire e iniziano a diventare sempre meno tollerabili i difetti, il peggiore dei quali è la lentezza: in tutto, dalla messa a fuoco al tempo scatto-scatto.

Decisi così di progredire e iniziai ad acquistare delle compattine tascabili da viaggio, che già avevano prestazioni migliori della 5700, ma che non potevano scattare in RAW e non avevano un corpo simile ad una reflex.

Finché, nel 2013, ho trovato la bridge definitiva (per me, ovviamente). La grandissima Panasonic Lumix DMC-FZ200.

Di questa piccola grande bridge posso dire solo bene. Ottica Leica (e si vede, checché ne dicano i detrattori), zoom fantastico e veloce 25-600mm f/2.8 (35mm equi.), ottima definizione, velocità da reflex entry level nella messa a fuoco e scatto-scatto, AF preciso, ecc….

Ci ho fatto fantastiche foto e, anche per quanto concerne il rumore del sensore, non ho mai avuto problemi, almeno fino ad ISO 800. Ma, magari, il tema bridge lo tratterò più approfonditamente in un altro breve articolo…

E quindi ? Tutto perfetto !

Più o meno….

Come al solito si va avanti, si migliora e capita che le tue foto inizino a piacere ed inizi ad esserci la necessità di stampare a dimensioni notevoli. Poi capita di voler usare diaframmi chiusi per foto particolari e non poter salire sopra f/8. Oppure di volere quei bei grandangoli deformanti da effetti speciali. E poi….la profondità di campo.

La cosa che più manca alle fotocamere con sensore piccolo è la (ridotta) profondità di campo, che fornisce alle foto quell’aspetto da foto “vera”.

Mi ero detto che se mai fossi passato ad una reflex digitale, questa doveva essere esclusivamente una full frame. E le full frame sono arrivate. Ma erano care, troppo care per un non-fotografo di professione. E poi gli anni passano e sono arrivate le full frame entry level.

Già.

E così, dopo oltre 15 anni, il passo: Nikon D610 (in onore dei vecchi tempi, anche se la Canon EOS 6D mi ha sfrucugliato fino all’ultimo). Reflex again e full frame (fa quasi rima 🙂 ). Ora si capisce perché prima ho scritto che mi mangiavo le mani ad aver dato via gli obiettivi che avevo con l’F80……certo che mai avrei pensato, un giorno, di avere tra le mani una digitale pieno formato.

Ora, comunque, c’è. Sono tornato alla reflex e sono tornato nikonista. L’utilizzo….è come andare in bicicletta, una volta imparato non si scorda mai. Sono solo un po’ arrugginito con esposizione e messa a fuoco/composizione, abituato al mirino elettronico e all’immensa (in confronto) profondità di campo, ma recupero in fretta….

A presto.