Archivi tag: macro

Profondità di campo

Nikon D610 - 50mm f/1.8
Nikon D610 – 50mm f/1.8

…tema trattato migliaia di volte, vorrei dedicargli un piccolo articolo, soprattutto perché ho citato la profondità di campo tra i fattori determinanti che mi hanno portato a entrare nuovamente nel mondo reflex (e pieno formato).

Penso tutti conoscano la definizione di profondità di campo o a cosa ci si riferisce, nella pratica, con tale termine. Quindi non mi vorrei perdere in tecnicismi e teorie (per quello inserirò un paio di link interessanti), ma fornire la mia interpretazione di questa caratteristica della fotografia.

La profondità di campo è, per me, una proprietà ottica molto importante, per due ragioni fondamentali:

  • Consente di dare un’idea di tridimensionalità della scena all’osservatore di un immagine altrimenti prettamente bidimensionale
  • Consente di isolare soggetti o dettagli da ciò che hanno intorno
P1020098
Lumix DMC-FZ200 135mm + Canon 500D (Close-Up lens) f/2.8

Sulle fotocamere compatte o bridge, la profondità di campo è molto elevata, troppo elevata 🙂 ! Questo a causa di ottica, sensori piccoli, ecc… Anche nei ritratti, bisogna spingersi a lunghezze focali elevatissime, per sfocare lo sfondo, con bokeh non sempre esaltanti e una compressione dell’immagine (intesa come perdita di profondità) classico effetto dei tele….

Per ottenere macro con ridotta profondità di campo, si devono installare lenti addizionali, tipo la Canon 500D Close-up lens (vedi foto).

Con le fotocamere reflex è tutto un altro mondo. Giocando con la profondità di campo si aprono una miriade di possibilità per creare foto interessanti.

Nikon D610 50mm f/11
Nikon D610 50mm f/11

Con obbiettivi veloci (f/1.4, f/1.8), anche con lunghezze focali standard, si ottengono risultati eccezionali, tanto da poter tranquillamente utilizzare un 35mm anche per ritratti !

E sfuocati interessanti si ottengono anche con diaframmi chiusi (vedi foto qui a fianco).

Per tutto quanto detto, penso sia importante padroneggiare l’argomento, in modo da sfruttare questa peculiarità ottica al meglio, anche quando, magari, si ha poco tempo per scattare.

Volendo approfondire a livello teorico, tra i siti che trattano dell’argomento vorrei segnalarvi il mio preferito: http://www.cambridgeincolour.com/tutorials/depth-of-field.htm (in inglese; contiene, tra l’altro, molti altri articoli sulla fotografia), questo sito: http://www.thewave.info/DOF/DOF.html (che contiene numerosi link) e il sito Nikon School: https://www.nikonschool.it/experience/geometrie.php (in italiano).

Ci potete trovare formule e applet, come anche su http://www.dofmaster.com/dofjs.html

Non può poi mancare wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Depth_of_field

Per concludere, ho creato un mio piccolo file Excel , che si può scaricare qui per chi fosse interessato. Oltre a calcolare la profondità di campo, fornisce alcune altre informazioni.

Un paio di indicazioni per il suo utilizzo (vanno ovviamene attivate le macro).

Il file Excel contiene un (banale) strumento per farsi un’idea di che panorama (inteso come insieme di foto orizzontali e verticali) serve scattare per raggiungere il campo visivo di un’ottica di riferimento (anche montata su sensori diversi). Tendenzialmente vanno riempiti i soli campi in verde, ma possono essere modificate anche le dimensioni del sensore, il nome della macchina, ecc….

Per quanto riguarda la profondità di campo, vanno sempre inseriti i dati nelle celle verdi; per il circolo di confusione: potete trovare informazioni su cos’è e perché si usa ai link che vi ho indicato, ma, alla fine, basta sapere che si utilizza lo standard 0.03mm per il pieno formato, 0.02mm per l’APS-C Nikon e 0.019mm per l’APS-C Canon.

Nikon D610 50mm f/1.8
Nikon D610 50mm f/1.8

Nel file c’è anche l’indicazione dell’iperfocale (distanza di messa a fuoco minima per la quale tutto ciò che è più lontano del soggetto risulta a fuoco), la distanza dalla quale quanto inquadrato risulta a fuoco (limite vicino; mettendo a fuoco alla distanza dell’iperfocale questo limite è pari alla metà dell’iperfocale stessa), la distanza fino a cui quanto inquadrato risulta a fuoco (limite lontano; mettendo a fuoco dall’iperfocale in poi questo limite è l’infinito), la distribuzione percentuale anteriore/posteriore della profondità di campo e la dimensione effettiva del campo inquadrato. Quest’ultima indicazione risulta utile per sapere, ad esempio, dato l’obiettivo a che distanza ci si deve porre per far rientrare nell’inquadratura un oggetto dalle dimensioni note.

Un’avvertenza finale: c’è sempre da tenere ben presente che la messa a fuoco avviene su di un piano. Di conseguenza, spostare la fotocamera dopo aver messo a fuoco, per ricomporre, può portare a sorprese poco piacevoli….ma lo vedremo in un prossimo articolo 😉 !

A presto.

P.S. tutte le immagini sono miei scatti. Clickando si aprono a dimensione maggiore…

Annunci