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Messa a fuoco & ricomposizione…..

….e taratura lenti.

Il famoso focus&recompose e la taratura delle lenti….che connessione c’è tra le due cose ??

Ve lo spiego….. 🙂

L’utilizzo di obiettivi veloci (cioè che consentono di scattare con diaframmi molto aperti), soprattutto su fotocamere reflex, può portare a scatti aventi profondità di campo veramente ridotta, dell’ordine delle decine di millimetri.

Nikkor AF-S 85mm f/1.4

Come accennato in un altro articolo, questo può portare ad avere sorprese poco piacevoli: foto troppo soft o con palesi errori di messa a fuoco.

Questo problema potrebbe indurci, erroneamente, a pensare a difetti di messa a fuoco della macchina, dell’obiettivo o di entrambi.

Il fenomeno si può verificare in molte occasioni, ma quando si mette a fuoco un soggetto (ovviamente con AF singolo, punto centrale, che è solitamente il più accurato) e poi si ricompone l’inquadratura con diaframmi molto aperti (da f/2.8 in giù) e con soggetto vicino o focale lunga, la probabilità che si presenti il problema è molto alta. Può dunque capitare che si dia colpa della cosa all’autofocus, quando, in realtà, non c’entra nulla.

La messa a fuoco avviene su di un piano e la profondità di campo si estende di fronte e oltre il piano per una misura che dipende, come detto, da focale, diaframma e distanza dal soggetto inquadrato.

Quando la profondità di campo è molto ridotta, spostando la fotocamera per re-inquadrare la scena con la messa a fuoco bloccata, si sposta anche il piano di messa a fuoco. Può allora succedere che il punto a fuoco originale non rientri più nella profondità di campo della nuova inquadratura e che, di conseguenza, la foto risulti poco definita o sembri errata.

Forse è più veloce illustrare il concetto con uno schemino:

Focus&Recompose

Nell’immagine, la messa a fuoco originale è sull’occhio del gatto, tipicamente eseguita con il punto AF centrale. Dopo la ricomposizione dell’immagine, si vede che, a causa della limitata profondità di campo, il piano a fuoco si sposta indietro e l’occhio esce dalla zona definita dell’immagine. Foto da buttare, con tutta probabilità.

Se la profondità di campo fosse stata leggermente maggiore, forse l’occhio del gatto sarebbe venuto solo lievemente sfocato, cosa ancora più subdola.

Infatti, nel primo caso, si può essere portati a pensare ad un problema di back focus (ovvero ad un difetto dell’AF, che sposta il piano di messa a fuoco in avanti rispetto alla punto selezionato al momento dello scatto).

Nel secondo caso, si potrebbe pensare che la lente sia troppo morbida, quindi ad un difetto dell’ottica. Come se l’obiettivo non fosse abbastanza definito a diaframmi molto aperti.

Quindi bisogna prestare molta attenzione !

Messa a fuoco con punto AF centrale
Messa a fuoco con punto AF centrale
Ricomposizione dell'immagine con messa a fuoco bloccata dallo scatto precedente
Ricomposizione dell’immagine con messa a fuoco bloccata dallo scatto precedente

Le due immagini sopra le ho realizzate per dimostrare quanto detto. Nella prima c’è la messa a fuoco della molletta (si vede che è perfettamente a fuoco dal crop al 100%) e nella seconda ho reinquadrato senza muovermi, solo ruotando la fotocamera. Si nota chiaramente, non solo al 100%, che nel secondo scatto la molletta è completamente fuori fuoco….

Concludendo, prima di incolpare corpo macchina o obiettivo (oppure noi stessi !) è bene tener presente quanto sopra.

Se poi si continuano a riscontrare problemi di messa a fuoco (front o back focus), piuttosto che scarsa definizione, a quel punto potrebbe essere utile fare qualche test più rigoroso (di cui, magari, parlerò in un prossimo articolo).

Se anche il risultato di questo test confermasse la problematica, allora sarà il caso di far controllare ed eventualmente tarare sia la lente che il corpo macchina. Oppure, nel caso solo un obiettivo presentasse il difetto (quindi imputabile a quella specifica lente) e non fosse troppo marcato, si può pensare di ovviare al problema con la taratura fine dell’autofocus, che molti corpi macchina consentono. Opportunità ancor più valida quando la taratura dell’obiettivo difettoso non fosse più coperta da garanzia e non si avesse l’intenzione di spenderci del denaro….

Per chi fosse interessato, ho preparato un piccolo file Excel (evoluzione di quello proposto in un mio precedente articolo) nel quale si può giocare con l’angolo di rotazione della fotocamera per reinquadrare la scena. Per l’uso generale del file, fate riferimento alla spiegazione che trovate nel vecchio articolo.

Per quanto riguarda il focus&recompose, variando i parametri nel foglio Excel si aggiorna in automatico una rappresentazione dell’immagine inquadrata (in blu) e della zona del piano di messa a fuoco originale che risulta ancora a fuoco (in verde) in seguito a ricomposizione….

Scaricabile qui. Buon divertimento e scrivetemi in caso di dubbi o problemi di funzionamento (le macro vanno attivate, ndr).

A presto.

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Profondità di campo

Nikon D610 - 50mm f/1.8
Nikon D610 – 50mm f/1.8

…tema trattato migliaia di volte, vorrei dedicargli un piccolo articolo, soprattutto perché ho citato la profondità di campo tra i fattori determinanti che mi hanno portato a entrare nuovamente nel mondo reflex (e pieno formato).

Penso tutti conoscano la definizione di profondità di campo o a cosa ci si riferisce, nella pratica, con tale termine. Quindi non mi vorrei perdere in tecnicismi e teorie (per quello inserirò un paio di link interessanti), ma fornire la mia interpretazione di questa caratteristica della fotografia.

La profondità di campo è, per me, una proprietà ottica molto importante, per due ragioni fondamentali:

  • Consente di dare un’idea di tridimensionalità della scena all’osservatore di un immagine altrimenti prettamente bidimensionale
  • Consente di isolare soggetti o dettagli da ciò che hanno intorno
P1020098
Lumix DMC-FZ200 135mm + Canon 500D (Close-Up lens) f/2.8

Sulle fotocamere compatte o bridge, la profondità di campo è molto elevata, troppo elevata 🙂 ! Questo a causa di ottica, sensori piccoli, ecc… Anche nei ritratti, bisogna spingersi a lunghezze focali elevatissime, per sfocare lo sfondo, con bokeh non sempre esaltanti e una compressione dell’immagine (intesa come perdita di profondità) classico effetto dei tele….

Per ottenere macro con ridotta profondità di campo, si devono installare lenti addizionali, tipo la Canon 500D Close-up lens (vedi foto).

Con le fotocamere reflex è tutto un altro mondo. Giocando con la profondità di campo si aprono una miriade di possibilità per creare foto interessanti.

Nikon D610 50mm f/11
Nikon D610 50mm f/11

Con obbiettivi veloci (f/1.4, f/1.8), anche con lunghezze focali standard, si ottengono risultati eccezionali, tanto da poter tranquillamente utilizzare un 35mm anche per ritratti !

E sfuocati interessanti si ottengono anche con diaframmi chiusi (vedi foto qui a fianco).

Per tutto quanto detto, penso sia importante padroneggiare l’argomento, in modo da sfruttare questa peculiarità ottica al meglio, anche quando, magari, si ha poco tempo per scattare.

Volendo approfondire a livello teorico, tra i siti che trattano dell’argomento vorrei segnalarvi il mio preferito: http://www.cambridgeincolour.com/tutorials/depth-of-field.htm (in inglese; contiene, tra l’altro, molti altri articoli sulla fotografia), questo sito: http://www.thewave.info/DOF/DOF.html (che contiene numerosi link) e il sito Nikon School: https://www.nikonschool.it/experience/geometrie.php (in italiano).

Ci potete trovare formule e applet, come anche su http://www.dofmaster.com/dofjs.html

Non può poi mancare wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Depth_of_field

Per concludere, ho creato un mio piccolo file Excel , che si può scaricare qui per chi fosse interessato. Oltre a calcolare la profondità di campo, fornisce alcune altre informazioni.

Un paio di indicazioni per il suo utilizzo (vanno ovviamene attivate le macro).

Il file Excel contiene un (banale) strumento per farsi un’idea di che panorama (inteso come insieme di foto orizzontali e verticali) serve scattare per raggiungere il campo visivo di un’ottica di riferimento (anche montata su sensori diversi). Tendenzialmente vanno riempiti i soli campi in verde, ma possono essere modificate anche le dimensioni del sensore, il nome della macchina, ecc….

Per quanto riguarda la profondità di campo, vanno sempre inseriti i dati nelle celle verdi; per il circolo di confusione: potete trovare informazioni su cos’è e perché si usa ai link che vi ho indicato, ma, alla fine, basta sapere che si utilizza lo standard 0.03mm per il pieno formato, 0.02mm per l’APS-C Nikon e 0.019mm per l’APS-C Canon.

Nikon D610 50mm f/1.8
Nikon D610 50mm f/1.8

Nel file c’è anche l’indicazione dell’iperfocale (distanza di messa a fuoco minima per la quale tutto ciò che è più lontano del soggetto risulta a fuoco), la distanza dalla quale quanto inquadrato risulta a fuoco (limite vicino; mettendo a fuoco alla distanza dell’iperfocale questo limite è pari alla metà dell’iperfocale stessa), la distanza fino a cui quanto inquadrato risulta a fuoco (limite lontano; mettendo a fuoco dall’iperfocale in poi questo limite è l’infinito), la distribuzione percentuale anteriore/posteriore della profondità di campo e la dimensione effettiva del campo inquadrato. Quest’ultima indicazione risulta utile per sapere, ad esempio, dato l’obiettivo a che distanza ci si deve porre per far rientrare nell’inquadratura un oggetto dalle dimensioni note.

Un’avvertenza finale: c’è sempre da tenere ben presente che la messa a fuoco avviene su di un piano. Di conseguenza, spostare la fotocamera dopo aver messo a fuoco, per ricomporre, può portare a sorprese poco piacevoli….ma lo vedremo in un prossimo articolo 😉 !

A presto.

P.S. tutte le immagini sono miei scatti. Clickando si aprono a dimensione maggiore…